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Rimini - Appello verso il 1°marzo: Indisponibili allo sfruttamento, cooperanti per i beni comuni!
Tutti e tutte uniti contro la crisi!
PRIMO
MARZO 2011 - Rimini
Quest'anno
sarà un primo marzo diverso, lo sarà perché sono accadute tante
cose in questo ultimo anno, che abbiamo attraversato e che ci hanno
cambiato. Stiamo vivendo una fase storica in cui attraverso la crisi,
il capitalismo sta cercando di ridefinire un nuovo modello di
società, di riplasmare i rapporti di forza, di mettere in
discussione lo stato sociale di comprimere ulteriormente gli spazi di
democrazia ed agibilità sociale. La violenza del comando e dello
sfruttamento viene agita continuamente sulla pelle di quante e quanti
vedono le proprie vite ridotte all’archetipo della precarietà a
partire dai migranti.
Lo
abbiamo visto nella vertenza diffusa anche a Rimini e in tutto il
territorio nazionale, Brescia in primis, sulla questione della
sanatoria
truffa colf e badanti,
così come sulle gravi forme di sfruttamento agito, anche nel nostro
territorio, dove costituisce un elemento strutturale del sistema
economico riminese, ai danni dei lavoratori e lavoratrici stagionali,
migranti
e non.
Questa
crisi però, ci ha chiamato e ci chiama ad agire e a prendere parola
ogni giorno, ed è quello che abbiamo fatto nelle nostre reti dal 1
marzo del 2010 ad oggi.
Per
questo dobbiamo continuare ad indignarci, come abbiamo fatto tutte e
tutti insieme il 13 febbraio in piazza Cavour, non solo per i festini
di Arcore, ma perché questa crisi continuiamo a pagarla noi. Noi
migranti, noi studenti e studentesse, noi precari e precari, noi
operai e operaie, noi lavoratori e lavoratrici.
La
stiamo pagando a caro prezzo con le nostre vite, messe sotto ricatto
dal modello Marchionne, dalla riforma Gelmini, dal collegato lavoro,
la stanno pagando a caro prezzo i e le migranti private di diritti,
dignità, giustizia grazie a finte ricette contro l'immigrazione
irregolare come la sanatoria truffa o il decreto flussi, o
l'introduzione di una norma selettiva e discriminatoria come
l’accordo d’integrazione firmato da Maroni, che utilizza la
lingua come ulteriore feticcio attraverso il quale continuare ad
espellere e a stigmatizzare i e le migranti. A Lampedusa,
in questi giorni, stiamo assistendo ad una falsa e distorta emergenza
finalizzata a legittimare misure
disumane di contenimento, espulsione e smistamento
di più di 5000 immigrati tunisini. L'emergenza è di tutti quei
migranti e quelle migranti, che invece di trovare adeguata
accoglienza nelle strutture presenti e il diritto di scegliere dove
vivere e cambiare la propria condizione, hanno dormito per giorni
nelle strade di Lampedusa o sono stati respinti nei centri di
detenzione come accaduto a Bologna. L'emergenza è di coloro che per
effetto di una politica securitaria, sono stati spediti nei tanti
C.A.R.A. presenti sul territorio nazionale. Dobbiamo denuciare false
propagande e garantire un'altra sicurezza a chi vive in una
condizione di precarietà e di marginalità, il diritto ad essere
accolti ma non solo un diritto d'asilo europeo.
Il
primo marzo dello scorso anno si è caratterizzato per uno slogan:
una
giornata senza di noi.
Ma
nel 1 marzo del 2011 questonoi
non esprime più una parzialità esclusiva della soggettività
migrante, ma si moltiplica e si declina dentro la necessità che
questa giornata si trasformi nella costruzione di una proposta di
alternativa radicale a questa società, per uscire tutti e tutte
insieme ed uniti dalla crisi. Una giornata senza di noi, studenti,
precari, migranti, operai, disoccupati, pensionati questo sarà il 1
marzo 2011.
Una
giornata orientata non a creare uno spazio di ulteriore
ghettizzazione, di parzialità esclusiva, ma lanciata nel tentativo
di ricostruire soggettività all’interno di giornate che si perdono
sempre di più nella mesta spirale della liturgia della memoria.
L’8
Marzo, il 25 Aprile ed il 1° Maggio sono gli spazi naturali in cui
ricostruire una soggettività diffusa, plurale, del mondo del lavoro,
degli studenti, dell’universo migrante delle donne e degli uomini
che subiscono la quotidianità di una restaurazione capitalista in
forma sempre più autoritaria e brutale.
Non
si tratta però di un'ipotesi utopica ma della necessità concreta di
riuscire a trasformare quell'accumulo di lotte e vertenzialità dei e
delle migranti che si sono diffuse in tutta Italia (Brescia, Reggio
Emilia, Caserta, Nardò, Rosarno) ed anche nella nostra città,
intorno al nodo della regolarizzazione permanente contro lo
sfruttamento, lotte e vertenzialità che hanno indicato con grande
dignità e rabbia che vi è una possibilità.
E
questa possibilità di cambiamento va costruita insieme perché sia
percorribile perché sia efficace, perché sia capace di riaffermare:
il diritto alla vita contro la morte, il diritto di scelta contro la
clandestinità forzata, il diritto al reddito di cittadinanza, il
diritto allo studio fuori dalla privatizzazione dei saperi, il
diritto ai beni comuni, come qualcosa di inalienabile e di tutti, il
diritto al lavoro senza lo sfruttamento.
Per
queste ragioni il primo marzo 2011, vuole essere una giornata che si
inserisce nel grande ciclo di lotte che ha caratterizzato questi
ultimi mesi, e che ha visto la centralità e necessità dell'unità,
della ricomposizione, non come mera forma solidaristica fra
resistenze e istanze politico/sociali, ma proprio come possibilità
di costruire un'alternativa a questo capitalismo e a questo biopotere
che sfrutta i nostri corpi e confina la nostra mobilità conferendo
centralità alle pratiche sociali ed alla costruzione di reti
solidali attorno alle lotte ed al conflitto.
Per
ultimo non possiamo non guardare, pensando alla costruzione di questa
grande giornata di iniziativa, alla grande lezione di democrazia,
determinazione, volontà che ci hanno insegnato i fratelli e le
sorelle tunisini ed egiziani, che hanno affermato con grande coraggio
di voler cambiare e sovvertire i regimi autoritari che li governavano
da decenni. È proprio grazie a questa lotta per il diritto alla
vita fuori dall'oppressione e dallo sfruttamento che impariamo
un'altra grande lezione: contrapporre alla rincorsa del sogno
capitalistico come esodo dalla condizione di vita, l’indisponibilità
a migrare forzatamente e a dover ricercare un altro luogo dove vivere
che non sia quello scelto. Pertanto il diritto di scegliere dove
abitare e cambiare la propria condizione, non come limitazione della
mobilità dei corpi, ma bensì come autodeterminazione.
Il
primo marzo allora sarà un'occasione per tornare in piazza,
e per chiedere uno sciopero generale e generalizzato per bloccare gli
ingranaggi dello sfruttamento che subiamo e sottrarci alle barbarie e
alle iniquità di questa società.
Diamoci
da fare fin da ora per costruire una grande giornata di lotta e
iniziativa, per riprenderci il nostro futuro senza cedere ad alcun
ricatto.
Indisponibili
allo sfruttamento, cooperanti per i beni comuni!
Promuove:
Uniti
contro la crisi Rimini
Prime
adesioni:
Riminesi
globali contro il razzismo, Lab. Paz Project, CSA Grottarossa Spa,
Ass. Rumori sinistri, Ass. a la calle!, Collettivo studenti riminesi
Per
adesioni: primomarzo2011rimini@gmail.com

