registrato venerdì, 03 dicembre 2010 alle ore 14:18.

Current mood:
determined
Nervoshockingiochi..
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“Quando l’arte sale sul palco”
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Nel 1999 nasce la formazione dei Nervoschockingiochi, un gruppo musicale che ha fatto della loro musica il veicolo dell’amore per l’arte che i suoi componenti esprimono.
I Nevroschockingiochi non riescono ad essere catalogati all’interno di uno stile o di una corrente, la loro musica infatti potrebbe abbracciare tutti i generi e non appartenere a nessuno, ma allo stesso tempo fare parte di movimenti post rock, elettropunk, dark, rock Wave, solo in alcune canzoni o in parte di esse. Ciò significa essere davanti all’estro allo stato puro, e non è facile trovare chi riesce a trarre spunto da ogni movimento ed influenza musicale facendoli proprie ed elaborandole talmente da potersene distaccare.
Il gruppo manifesta, inoltre, la propria esuberanza artistica in esibizioni dal vivo che alcuni critici definiscono teatrali e che ,in effetti, sono al di fuori dalle canoniche performance dei gruppi musicali, accompagnate spesso da video che fanno parte dello stesso concerto, durante il quale i componenti danno fondo alle loro esperienze maturate attraverso le collaborazioni in teatro con il regista Marco Di Stefano, la coreografa russa Tanya Khabarova e l’attrice israeliana Yael Karavan. La stessa loro musica si ispira molte volte al teatro espressionista del primo ‘900, o meglio lo sono gli effetti scenici che la coadiuvano, e questo rende i loro interventi davvero particolari, se si considera, poi, il fatto che a rendere il tutto più straniante collaborano gli effetti noise, dark e psichedelici proposti dalla band sempre in chiave sperimentale, alla ricerca continua del nuovo e dell’ammagliante.
Personalmente ritengo che i Nevroshickingiochi si possano definire solo a posteriori, ossia solo dopo aver conosciuto e capito i loro pensieri e solo dopo aver parlato con loro di tutto quello che sono i loro interessi. Poiché per fare questo, a mio parere, ci vorrebbero dei mesi, io vorrei essere gentile e non dilungarmi in un articolo infinito. Penso che ci sia molto da dire su di essi, che hanno ricevuto diversi elogi dalla critica, come si legge sul loro sito http://www.nevroshockingiochi.com e soprattutto nella sezione stampa (http://www.nevroshockingiochi.com/stampa.html ), che hanno vinto il Kosarock festival, sono arrivati secondi al Piceno On The Rock, nel 2004 sono stati ospiti del MEI ( Meeting delle Etichette Indipendenti) di Faenza, anno in cui hanno anche realizzato il loro primo demo : “La finzione Necessaria”; di cui potete ascoltare due brani ( “Con Dignità” e “..La Piccola.. e Losca”) sul sito www.myspace.com/nevroshockingiochi.
Loro sono :
Alessandro Bracalente (voce, chitarra, drum machine, percussioni), Massimo Marini (chitarra, voce, percussioni), Mauro Mezzabotta (basso), Riccardo Maccari (chitarra, groovebox, synth, programmi), Emanuele Sagripanti (batteria, batteria elettronica, percussioni, programmi);
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E noi ora li intervistiamo per voi:
A: Alessandro
M: Mauro
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Ciao ragazzi, voi forse non ci crederete, ma è bello avervi qui....
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A: Ciao, perché non ci dovremmo credere? E’ bello essere qui
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Cominciamo con le domande banali: Perché il nome Nervoschockingiochi , ha davvero un significato?....
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A: Il significato del nome Nevroshockingochi è intrinseco, è il risultato di un ragionamento sull’estetica del nome che segue una logica piuttosto intimistica e personale, ed ha un significato solo nel suo essere, nel suo suono, nel suo impatto come parola scritta e in come diventa indispensabile chiave di lettura della nostra musica. Se spiegassimo adesso il ragionamento secondo il quale questo nome è stato formulato, esso perderebbe la sua forza. Certo, come si può immaginare, ha a che fare con il teatro cerebrale e cerebroleso che proponiamo..
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Abbiamo già parlato di influenze musicali e catalogazioni del vostro gruppo, se volete dire la vostra ecco il momento giusto. Ma io sentivo anche l’impulso di chiedervi: quale disciplina artistica ha più influito ed influisce sui vostri lavori?....
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A: A noi la catalogazione, appartenere ad un genere, o sapere a quale genere musicale apparteniamo, non interessa, questo certamente spetterà, a teorici e critici musicali… facciano pure, ci va benissimo tutto, come abbiamo già detto più volte: Chiamateci come vi pare, tanto per qualsiasi proposta artistica, l’unica maniera per sapere se ti piace o meno, è incontrarla. Certo, la classificazione in generi funziona bene a livello pubblicitario: sai più o meno a chi proporre il prodotto… ma la speranza nostra, come quella presumo di ogni altro artista è quella di stare un po’ oltre questa logica, da arrivare a più gente possibile. Non a tutti certo: nulla e per tutti, e di solito quando una cosa è per tutti, significa che non serve a nessuno.
L’influenza che riceviamo dagli altri generi artistici è varia , si sa, ma questo riguarda soltanto suggerimenti per certe soluzioni estetiche… in realtà, l’inspirazione viene da altro, viene dalla vita, viene dal passato e dalle aspettative di ognuno di noi, viene alla esigenze che abbiamo bisogno di esprimere e soddisfare, da ciò che non ci sta bene e da ciò che ci fa godere, dalla lettura che diamo del mondo che ci circonda, e da quelle che pensiamo siano caratteristiche umane da tenere in considerazione.
Non ci interessa una musica che parli di musica, di teatro o di Video, queste cose certo appartengono ai nostri interessi e sono nostri elementi espressivi, ma non una fonte d’inspirazione.
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Qualcuno dice che sia difficile venir fuori dal contesto della provincia di Macerata, è davvero così difficile emergere lì, o è il vostro modo di far musica che è difficile da essere compresa e non vi rende, dunque, ancora giustizia?....
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A: Macerata per quanto riguarda l’arte, la musica soprattutto, soffre del problema, di cui soffre tutta l’Italia, ma in maniera esponenziale: è pieno di autori, ed è povera di pubblico, o perlomeno di strutture capaci di creare pubblico, come potrebbero essere booking, o società attive nell’organizzazioni di eventi. Non ci sono etichette discografiche. Se esistono strutture, sono tutte impegnate nelle feste patronali o nelle ormai dilaganti “RIEVOCAZIONI STORICHE” ogni paese ha il suo evento da ricordare.
Ci sono poche riviste che diffondono notizie sugli artisti della zona, una buona diffusione ce l’ha Music Club, a Macerata c’è la Webzine Kathodik che pure riesce a muovere un po’ di interesse, o l’associazione Lupinaria di Recanati, anche tre di noi collaborano con una rivista chiamata “Il Riflettore” nella quale ci si occupa anche di queste cose ma il livello rimane sempre Ultra-Indie. Certo nessuno cerca più di tanto “il successo a Macerata”, ma un riscontro nel proprio paese potrebbe essere un ottimo inizio per allargarsi, ci sarebbe bisogno di più strutture, con l’interesse nel cercare buoni autori ed esportarli.
Intanto vi rimando a due interessanti progetti per conoscere meglio la musica maceratese e marchigiana in generale e cioè la compilation March(e)ingegno Sonoro sul sito Katodik .it e la compilation de “Il Riflettore” a breve nel sito ilriflettore.org
Come potrete constatare di cose molto interessanti ce ne sono tante… nessuna di facile ascolto.
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Avete inciso un demo autoproducendolo, ed avete partecipato ad un Meeting delle etichette indipendenti, qual è la vostra opinione riguardo al mercato della musica attuale?....
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A: Probabilmente il mercato della musica attualmente è governato da incompetenti, io al discorso della musica troppo difficile per essere compresa non ci ho mai creduto, non sto parlando della nostra, parlo in generale: ci sono degli standard che vanno rispettati, non centra niente la qualità, conta mantenere il livello culturale delle persone entro certi limiti, “Panem et Circenses” dicevano i romani e la situazione non è mai cambiata. Se ci spostiamo nell’indipendente, poi per certi versi è ancora peggio…
Il discorso della musica difficile e non comprensibile a tutti, fa credere a chiunque di essere un artista incompreso, chiunque si può permettere di mettere su un’etichetta, solo perché magari fa figo.. con internet si possono escogitare metodi promozionali subdoli e convincere bluffando un po’ che la propria cosa è bella, anche se non piace a nessuno.
La prima volta che siamo stati al M.E.I. ci aspettavamo di incontrare artisti, chissà quanto interessanti, con proposte nuove, fresche, innovative e capaci di durare nel tempo, invece ci siamo trovati davanti scopiazzature quasi dichiarate di artisti Mainstreem, che giustamente non avevano successo. Anche nell’indipendente ci sono le mode, la libertà espressiva è soltanto un’illusione per giustificare prodotti che non si riesce a vendere, e tutto questo, ripeto, perché vige l’incompetenza che non si sa muovere dentro un marasma infinito di dilettanti.
E’ interessante magari lo sviluppo delle sottoculture, come sistema di aggregazione, e identificazione, anche se questo magari a poco a che fare con l’arte, allora in questo caso si può accettare anche che un’etichetta, senza una grossa selezione di qualità, produca qualsiasi cosa gli arrivi, basti che appartenga a quel genere preciso di cui si occupa. Così avviene spessissimo, ma ripeto, questo non ha nulla a che fare con l’arte.
Va beh! Dette le cose negative, ci sono anche molte cose buone, mi riferisco sempre all’underground Italiano. Di musica interessante, bella , di Artisti davvero motivati ce ne sono tantissimi ed anche etichette, le più note le conosciamo tutti, che portano avanti discorsi artistici molto seri, ma purtroppo ormai si trovano confusi in quel marasma che dicevo prima. Questo discorso potrebbe sembrare un po’ antidemocratico, attenzione… evviva internet! evviva la libertà di esprimersi come si preferisce! va tutto bene, probabilmente questo è il prezzo della libertà: Restiamo sempre con la speranza che le cose Buone comunque si distinguono e vengono fuori… Ma è così?
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Una vostra canzone si chiama Il Matto e ..La Morte.., ed è la messa in musica della famosa opera di Dario Fo, com’è stato confrontarsi con questo testo, e perché lo avete scelto?....
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A: La scelta è stata molto istintiva, leggevo Mistero Buffo, e mi sono imbattuto in questa filastrocca comica e macabra, e la musica gli si è costruita intorno da sola. contiene in se un potenziale comunicativo, che abbiamo sentito subito molto vicino alle nostre intenzioni. Una volta nata, l’abbiamo fatta ascoltare a Dario Fo stesso, ci sembrava giusto chiedergli il permesso di utilizzare un suo testo, al di la di un problema di diritti che sembra non aver avuto nessuna influenza ne dalla sua parte ne dalla nostra.
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Sappiamo che spesso lavorate in spettacoli teatrali per accompagnarli con la vostra musica. Perché non ci raccontate com’è, per un gruppo musicale, lavorare in teatro?....
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A: Lavoriamo al Teatro più o meno da un paio di anni. Il Lavoro con Marco Di Stefano è molto interessante, in esso si sviluppa una visione assolutamente surreale della quotidianità, e in questo ci siamo trovati subito molto vicini. Altro elemento che ha creato forte coesione è il lavoro che si fa con persone disabili. Il limite normalità – anormalità è un tema che abbiamo sempre affrontato e in questa esperienza, oltre a trattare tematiche che sentiamo vicine, abbiamo anche approfondito il rapporto con questo argomento, vedendo tirare fuori da un grande professionista le personalità, e le unicità di molte persone, affette da grossi problemi di relazione, al di fuori dei luoghi comuni e dei facili buonismi che tocca sentire ogni volta che ci ritrova di fronte a questi argomenti.
Nello spettacolo c’e un elemento di dilettantismo, in quanto, si basa sulle esperienze di teatro di piazza di origine Danese, quindi la maggior parte degli attori lo fa per la prima volta, e ma tutto ha bisogno di altri elementi rigidamente competenti che gestiscano la cosa… La regia di Marco è la prima e più importante, poi all’interno dello spettacolo vengono inseriti attori professionisti, e a volte noi che nell’esecuzione delle musiche dal vivo, spesso improvvisate lavoriamo per esaltare il ritmo e le dinamiche della rappresentazione… mentre in prova abbiamo piuttosto il compito di creare l’atmosfera giusta per stimolare le improvvisazioni degli attori. Marco è molto aperto, lo spettacolo, viene coordinato da lui, ma lascia comunque che esso nasca e cresca da solo.
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Si è parlato del vostro modo interattivo, o se volete multimediale, di fare spettacolo, potreste descriverci come si svolge un vostra esibizione, anche se immaginiamo che ognuno sia diverso dagli altri?....
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M: Dici Bene, ogni spettacolo è diverso dall’ altro, lo si organizza in base alle caratteristiche architettoniche del luogo in cui si fa; collaboriamo con diversi artisti: la videoartista Jessica Ballerini, il pittore e performer Fabrizio Cotognini, il videomaker Riccardo Scaramucci, Il Pittore Marco B e Alessandro stesso è autore di video e fa spettacoli di videoteatro. Posso solo farti un esempio di una performance particolarmente riuscita, si tratta dell’esibizione che ha avuto luogo Alla “Tana delle Tigri” di Montegranaro” (AP) nelle quale Fabrizio Cotognini si è esibito in un action painting su di una tela che faceva sfondo al palco, strabordando poi col colore, fino a dipingere noi che suonavamo. Fu uno spettacolo che riuscì a coinvolgere molto il pubblico che ne usci contaminato e imbrattato…
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Qual è, se c’è una canzone del vostro demo che rappresenta di più la vostra idea di fare musica e perché? Oppure per capire la vostra musica non basta ascoltare tutto il vostro album, ma bisogna vedere molte vostre esibizioni?....
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M: Non sappiamo identificare un brano che possa rappresentare a pieno la nostra musica, viene da dire “tutti e nessuno” ogni pezzo ha le proprie caratteristiche e ognuno di essi è esemplificativo del nostro stile. Certo, Per capire, o meglio per fruire a pieno la nostra proposta l’ideale è la situazione dal vivo; live e studio comunque sono situazioni profondamente diverse, sono due maniere di vedere lo stesso prodotto con suoni e arrangiamenti sono variati, e in più dal vivo gioca molto l’impatto visivo, quindi in definitiva, invitiamo a provarle entrambe…
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Su ragazzi parlateci dei vostri prossimi progetti, dei luoghi dove porterete i vostri suoni e se arriverà un altro disco. A proposito come si può arrivare al vostro demo?....
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M: Stiamo ultimando il prossimo disco, se volete vederci dal vivo, per ora abbiamo in programma solo un concerto al Cassero a Montecosaro (MC) il 06 settembre, comunque se volete tenervi informati sui nostri progetti prossimi potete visitare il nostro sito nevroshockingiochi.com e la nostra pagina myspace.com/nevroshockingiochi
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Ragazzi, grazie da parte mia e di tutti i collaboratori di AndMusicForAll, spero di vedervi presto e di sentirvi altrettanto presto.....
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M: Grazie anche a voi, a presto,
A: Buona Fortuna!
(Autoprodotto 2009)
La seconda uscita dei maceratesi Nevroshockingiochi (a 5 anni dall’esordio “La finzione Necessaria”) è di quelle che non può lasciare indifferenti. Per citare le parole dello stesso gruppo, è “la vittoria della follia”, incanalata, se così vogliamo dire, sui binari di un post-rock talvolta più ruvido e violento, vicino quasi all’hardocre (l’iniziale AtaviTV, Il Mio Più Bel Risveglio, Con Dignità) talvolta più dilatato e psichedelico, contaminato da ronzii sintetici (San Sebastiano, La Piccola e Losca Bottega di Filiberto, Pari!).
Si sentono vagheggiamenti noise, le lezioni dei Massimo Volume (ascoltare Il Matto e la Morte, con testo di Dario Fo recitato con tono cadenzato ai limiti del rap), i deliri di Mike Patton, l’oscurità industriale dei Nine Inch Nails, ma benché tutti questi elementi facciano capolino qua e là, la sostanza dei fatti è ben diversa, unica nella sua teatralità sghemba e inafferrabile ma gravida di bollori ancestrali: basta lasciarsi trasportare dalle poderose rullate che scandiscono il passo di Sig. Primogiorno per sentirsi trasportati al centro di un rito atavico, circondati da presenze sintetiche che ronzano in circolo e a turno affondano il loro pungiglione nel nostro orecchio. Un mondo buio, popolato di figure mostruose che interagiscono col nostro cervello come un incubo nelle nostre peggiori notti, un film horror nel quale, benché consci della sua finzionalità, ci lasciamo andare disponendoci ad essere impauriti.
Difficile capire come un disco di tale portata possa essere ancora nascosto nel sottobosco marchigiano. E qui mi rivolgo alle case discografiche di tutto il mondo: che aspettate a firmare un gruppo tanto maturo nel sound (anche se non manca qualche caduta di stile: penso a L’Inetto, scialba nel contesto più sperimentale del disco) quanto ancora nel pieno della propria creatività?



